sabato 16 dicembre 2017

"Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza" di Roy Andersson

«È giusto servirsi delle persone solamente per il proprio piacere?»

Il titolo è ironico e immaginifico. Il film è strano ed evocativo. Vincitore del leone d'oro alla Mostra del Cinema di Venezia del 2014, è piacevolissimo da vedere, spinoso e nordico, lento e suggestivo. Pone una sequela di domande, senza fornire che stralci di risposta, ma abbondando di silenzi che ti lasciano l'agio di pensare, mentre fissi il grigiore delle scenografie fintissime da teatro e insieme vivide e trasognate, come ereditate da un ricordo infantile o prese a prestito da un futuro informe.
Seguiamo due agenti di commercio tristi, tristissimi, nei loro tentativi frustrati di vendere denti da vampiro e maschere di Zio Dentone, articoli per fare feste e scherzi, che non divertono nessuno. Come loro stessi, che invano ripetono agli altri e a se stessi: "Vogliamo aiutare la gente a divertirsi". Tra ipotetici acquirenti non interessati ed ex clienti insolventi, si aggirano tetri e ripetitivi in uno scenario fantasmatico, saldi nella loro amicizia e nella comunione di lavoro e fallimenti. Camminano con la loro valigetta tra parate militari fuoriuscite dalla Grande guerra del Nord, ballerini di flamenco che provano e sudano nella scuola di danza, passeggeri che pranzano alla mensa di una nave. La lunga sequenza di quadretti presi in prestito dalla vita (più uno strappato a un brutto sogno) raccontano con delicatezza, ironia, malinconia e stupore di amori non corrisposti, debiti non saldati, morti inaspettate, bevande alcoliche pagate in baci, autobus persi e ombrelli dimenticati a casa in giornate improvvisamente diventate piovose. Nell'immobilità pittorica e nel pallore disumano di personaggi, comparse e fondali, viene sgranato questo piccolo rosario della vita. La lentezza e la pulizia delle sequenze le rendono belle e contemplative, scultoree, esistenzialistiche.



Un uomo attende per ore, impalato in mezzo alla strada, la persona che ha evidentemente dato buca ad un importante appuntamento. Alle sue spalle, oltre la vetrina di un bar, la maestra di danza bacia le mani del ragazzo che la respinge, e si accascia piangente sul tavolino. Così, ugualmente gravata di uno schermo di silenzio e indifferenza, una ricercatrice in camice bianco chiacchiera al telefono sul clima, mentre a pochi passi una scimmietta immobilizzata e attaccata agli elettrodi geme con il corpicino impotente squassato dalle scosse elettriche. Una moglie smanetta con utensili da cucina, ignara del marito in sovrappeso che, colto da malore, agonizza silenzioso nella stanza accanto. E ancora così, degli schiavi africani vengono ricacciati a frustate dagli aguzzini colonialisti in un macchinario gigantesco che trasformerà la loro agonia in musica per le orecchie dei ricchi, che osservano placidi lo spettacolo sorseggiando un Martini. Le vite e i drammi degli uni scorrono accanto agli altri, che restano impassibili: per ignoranza, indifferenza, impotenza, pudore. Ognuno è ripiegato sulle proprie vicende e ammutolisce di fronte all'Alterità, all'imprevisto, al mistero. Eppure, la rete di relazioni e di compresenze, sulla terra e alla fermata dell'autobus, è fittissima e indissolubile: solo dal bouquet di esperienze diverse, dalla vicinanza, seppure muta, di intere folle, dal collage di sentimenti paralleli e plurali può emergere un qualcosa che non sia diario intimista ma ricco affresco della vita.

3 commenti:

  1. «È giusto servirsi delle persone solamente per il proprio piacere?»
    Pur non avendo visto il film ritengo questo sia un grande spunto per delle riflessioni importanti.
    Che cos'è il piacere e perché gli esseri umani lo inseguono in tutte le sue forme?
    I soldi sono piacere. Piacere è anche il potere. L'eros, che per alcuni ne è la massima espressione. L'erudizione può essere un piacere. Eccetera.
    Il piacere e il dolore sono due facce della stessa medaglia. Uno non può esistere senza l'altro. Ciò che dà piacere, prima o poi darà anche dolore. Sono entrambi consustanziali a quella tipologia di genere umano che sente di avere dei limiti. Ma l'essere umano non ha limiti. O meglio, ce li ha l'ego. Ma l'essere umano NON è il suo ego o la sua personalità...
    Ma non voglio continuare il discorso, per ora.

    Chi sono io? Un'anima in cammino. Forse sono l'incarnazione di un grande filosofo vissuto anni fa a Crotone che sta cercando le anime dei suoi discepoli per rifondare la sua Scuola Iniziatica. Tra le incarnazioni di questi discepoli potresti esserci anche tu. Ti stai chiedendo come possa affermare questo? Per ora posso dirti semplicemente che percepisco le vibrazioni vitali, e le tue sono molto alte.

    Ciao Alessia, buon 2018 e a presto!

    Pitagora 2.0

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    Risposte
    1. Ciao Pitagora 2.0! Non sono Alessia, ma mi intrometto volentieri per condividere un link che questo commento mi ha ricordato: https://www.youtube.com/watch?v=yE5QuyYhlrM

      Che piaccia o no, Woody Allen coglie sempre nel segno!
      Ciao!

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    2. Molto divertente!! :D
      In realtà, Rita, il concetto di Amore è completamente frainteso dalla moltitudine delle persone.
      Amore è Conoscenza, è Trascendenza, è Verità. L'Amore è un concetto assoluto ed è universale, non particolare. Ed è ciò a cui noi tutti tendiamo (consapevolmente o inconsapevolmente). Gli altri tipi di amore sono una forma di ego-ismo, ovvero un'ideologia dell'ego. E ciò non è necessariamente un male, importante però è esserne consapevoli.

      Ciao!

      Pitagora 2.0

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